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Nella guerra dei Festival internazionali è sempre rientrato in patria con qualcosa fra le mani, e anche quando non è stato decretato vincitore, lui era il "vero vincitore". Ma non è questo il bello di Nanni Moretti. È l'unico regista e autore italiano della sua generazione che può concedersi il lusso di fare i film che vuole, come e quando vuole, investendo sulla credibilità della storia, sulla visibilità degli attori, ma soprattutto su risorse cui nessun'altro autore italiano può attingere.

Un regista essenziale, un artista completo
Visivamente insignificante (la sua regia è essenziale fino al limite estremo), basa tutta la sua bravura su invenzioni di sceneggiatura brillanti che portano i riflettori dei mass media su temi e critiche importanti. È un regista politico, va detto, ma anche intimista, asciutto e sostanzialmente intelligente. La chiave del suo successo? Noi, il pubblico. Lo zoccolo duro sul quale questo autore si regge in piedi. A petto nudo, abbiamo sbattuto anche noi i pugni sul tavolo, infervorati in una riflessione. E chi meglio di lui ha saputo spiegarci, raccontarci, farci vivere una paternità, i suoi limiti, i suoi pregi? In fondo, Moretti parla a noi come parla l'amico del bar. Quello che ritroviamo seduto a tavolino, con il caffè fumante davanti (magari con una fetta di torta Sacher accanto), e che, nel mentre che scarta la bustina di zucchero, comincia a parlarti del suo ultimo giro in Vespa, dei risultati della squadra di pallanuoto italiana, di quando è andato al mare o di quando studiava all'università. Nanni è, insomma, il nostro amico del cuore... non per niente, il cuore sta a sinistra!

Origini e formazione
Figlio di un docente universitario di epigrafia greca e di un'insegnante liceale, entrambi romani, Nanni Moretti nasce quando i genitori erano in vacanza a Brunico. Infatti, vive e cresce a Roma. Lì, fin da bambino, si appassiona al cinema e alla pallanuoto (tanto è vero che nel 1970 arriva a giocare nella Nazionale Giovanile Italiana e nella serie A della Lazio), frequenta il liceo classico e poi il DAMS di Bologna, e comincia a formarsi politicamente dentro i movimenti extraparlamentari di sinistra.
Una volta terminata la sua istruzione, vende la sua collezione di francobolli per comprare una Super8, con la quale, nel 1973, comincia a girare i primi cortometraggi con alcuni amici: La sconfitta (1973), storia della crisi di un ex sessantottino, e Paté de bourgeois (1973), dove si racconta la decadenza di una coppia. Ha difficoltà a emergere e a essere considerato dai produttori, ma poco gli importa, continua il suo lavoro scrivendo e dirigendo la versione demenziale e comica de "I promessi sposi" Come parli, frate? (1974), mediometraggio all'interno del quale recita il ruolo di Don Rodrigo.

La carriera e i premi prestigiosi
Nel 1976, firma il suo primo film Io sono un autarchico, che esce al Filmstudio di Roma e genera un caso. Realizzato sempre con la fedele Super8, gonfiato successivamente in 16mm, la pellicola ha come protagonista Michele Apicella, alter-ego del regista in quasi tutti i suoi lavori (il cognome stesso è un omaggio alla madre di Moretti, Agata Apicella). Ma è con Ecce bombo (1978), il film cult presentato al Festival di Cannes, che Moretti entra definitivamente a contatto con pubblico e critica nelle vesti di regista. Ancora una volta, ritroviamo il suo personaggio Michele, fidanzato e perfettamente integrato con un gruppetto di amici, che però cerca il suo posto nel mondo, indagandosi nella psiche, con effetti di alienazione e straniamento. Moretti vince il Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale. Ma è inaspettato, nel 1981, il Gran Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia per Sogni d'Oro, con Laura Morante e Alessandro Haber, all'interno del quale si ritrova Apicella alle prese con il film La mamma di Freud e con una serie di conseguenze che lo faranno apparire più antipatico e asociale che mai.

Da vincitore a giurato e produttore
Molto affiatato con la Morante, nel 1984 gira Bianca, poi l'anno successivo vince il C.I.C.A.E. Award al Festival di Berlino con La messa è finita (1985), dove presenta la storia di un sacerdote alla prese con il dolore e i problemi dei suoi parrocchiani. Riconosciuto, ormai, come regista di spessore, nel 1986 diventa membro della Giuria del Festival di Venezia, ma desideroso di mantenersi fuori dai giochi di potere, nello stesso anno fonda, con Angelo Barbagallo, la società di produzione Sacher Film (nome scelto in onore del suo dolce preferito) che, oltre a produrre i suoi lavori, spingerà autori emergenti come Carlo Mazzacurati e Daniele Luchetti (con tanto di competizione e relativo premio, il Premio Sacher). A Moretti si deve anche l'apertura, a Trastevere, di una sala cinematografica: il Nuovo Sacher e nel 1997, la fondazione di una società di distribuzione, la Tandem.

Caro Diario e altri lavori
Alla fine degli anni Ottanta gira Palombella Rossa, vero e proprio omaggio alla pallanuoto (pretesto per parlare dell'ennesima crisi d'identità), che vinse il secondo Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale e fu un grande successo in Francia. Non particolarmente bravo come attore, nel 1991, diventa protagonista de Il portaborse, pellicola di Daniele Luchetti, che però gli permetterà di vincere il David come miglior attore protagonista e un terzo Nastro d'Argento come miglior produttore. Nel 1993 esce il suo capolavoro: Caro diario, con il quale vincerà la Palma d'Oro e il Nastro d'Argento come miglior regista. La pellicola è divisa in tre parti: In vespa, Isole e Medici e si passa dai sentiti omaggi al cinema e alla città che l'ha cresciuto, Roma, fino alla scoperta di un tumore benigno, passando per una ironica critica alla televisione. Un altro Nastro d'Argento lo aspetta come miglior produttore per La seconda volta (1995) di Mimmo Calopresti, ma forse la sua gioia più grande è quando Silvia Nono, sua moglie, mette alla luce suo figlio, Pietro, che noi conosciamo in anteprima in Aprile (1996).

Cannes
Membro della giuria del Festival di Cannes, affronta il tema della paternità interrotta e dell'elaborazione di un lutto familiare ne La stanza del figlio (2001), dove ritrova Laura Morante e lancia un'ottima Jasmine Trinca nel panorama cinematografico italiano. La pellicola vince il Premio FIPRESCI e soprattutto la Palma d'Oro a Cannes per il miglior film, senza dimenticare il Nastro d'Argento per la categoria miglior regista.
Presidente della Giuria del Festival di Venezia 2001, dirige il politicamente schierato Il caimano (2006), sottile atto di denuncia verso Silvio Berlusconi che fa incetta di David di Donatello (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Produttore). Nel 2011 Moretti torna a dirigere un film dove un Papa appena eletto si ritrova colpito da una crisi di fede: Habemus Papam, con lo stesso Nanni Moretti, Michel Piccoli e Margherita Buy. L'attrice tornerà anche come protagonista di Mia madre (2015), nei panni di una regista di successo in crisi, impegnata sul set di un nuovo film che ha per protagonista un attore italoamericano (interpretato da John Turturro). Un film che racconta una crisi professionale e personale, interpretato anche dallo stesso regista, nei panni del fratello della protagonista.

Nel 2018 esce al cinema il suo film documentario Santiago, Italia, di cui è anche interprete, sceneggiatore e produttore. Il film racconta il ruolo dell'ambasciata italiana durante il regime del generale Pinochet.

Un regista/giornalista
Ma non è solo la politica anti-berlusconiana la leva sulla quale Moretti fa peso per attirare la nostra attenzione. Ci sono la crisi della generazione post-sessantottina, la mediocrità della classe dirigente, il masochismo della sinistra (ai posteri la frase: «D'Alema, dì qualcosa di sinistra!»), la volgarità della televisione e l'indifferenza cinica della gente. Sagace nel fare l'imprenditore e ottimo nella capacità di lavorare fuori dagli schemi del mercato, è da reputarsi uno dei più acuti e attenti giornalisti che sanno registrare le mutazioni della società, con accanito e coerente moralismo.


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